#7 Lo stile della saggistica critica sulle arti

(Non un abstract ma una motivazione)

L’esegesi dello stile della saggistica critica sulle arti potrà sembrare uno strano esercizio di bizantinismo, trattandosi di un meta-meta-discorso, di un ente di quarto grado: un pensiero (l’esegesi stilistica) a proposito di un altro pensiero (la saggistica critica) concernente un altro pensiero (le opere artistiche) intendendo queste a loro volta come un pensiero sulla realtà. Un’apoteosi del metadiscorso; a dir poco, sovrastrutturale. Può darsi. Tuttavia tale esegesi ha la pretesa di non essere futile, di avere una motivazione soda, consistente: essa nasce per rendere giustizia a una concreta esperienza che smentisce la supposta irrilevanza di questa stratificazione in cui ogni successivo strato sarebbe più evanescente. Un’esperienza del genere ciascuno l’ha provata: è che talora, leggendo un saggio critico, la sostanza di ciò che leggiamo manifesta per la nostra coscienza la stessa genuinità degli strati presuntamente più diretti, la realtà e l’arte; e in particolare, il pregio di ciò che leggiamo non sta meno nello stile che nel contenuto, esattamente come per l’arte. Il meta-meta-discorso si rivolge comunque a una realtà, ancorché mediatissima, la cui vividezza e attrattiva non è talvolta meno diretta e intensa di quella della realtà immediata o dell’arte. Esiste un valore – sia estetico sia morale – di questa scrittura di secondo terzo ennesimo grado, un valore che si sostanzia propriamente nel suo stile. Non solo non è futile, è indispensabile, interrogarlo.

4 maggio 2021, ore 17

Stefano Lombardi Vallauri

Lo stile della saggistica critica sulle arti

#6 Performance studies & Media studies

1 gouldIl performative turn che ha investito la musicologia negli ultimi anni ha prodotto risultati modesti, conseguenza delle motivazioni in gran parte ideologiche che ne hanno ispirato la proposta. Tuttavia si è trattato di un’occasione di riflessione importante, poiché ha chiamato la musicologia storica al confronto con altri paradigmi e modelli teorici, con altre metodologie e prospettive disciplinari. Tra aperture incondizionate e chiusure pregiudiziali, pochi hanno dimostrato interesse a un confronto critico con la varietà di stimoli provenienti non tanto dalla musicologia “culturalmente orientata”, che quelle istanze ha filtrato in modo insoddisfacente, quanto direttamente dalle altre discipline convocate.

2 sftv students london

Sulla base di tali considerazioni ho inteso sondare il potenziale della ricerca interdisciplinare in direzione di un riorientamento degli studi musicali. Ho dunque intrapreso un impegnativo dialogo con gli ambiti dei performance studies e dei media studies, che ho finito per considerare, richiamando McLuhan, come le “estensioni” di una musicologia storica che, analogamente all’etnomusicologia, si spinga ad attivare sinergie con le altre discipline in vista di un sostanziale rafforzamento. Se condotto in modo radicale, il confronto interdisciplinare diventa infatti un’occasione preziosa per mettere alla prova la tenuta di assunti che all’interno di una disciplina difficilmente vengono tematizzati e discussi, perché ritenuti autoevidenti. La completa disponibilità a mettere in discussione i propri assunti è dunque cruciale per attivare un confronto metateorico che consenta di creare un’interfaccia irriducibile tanto alle singole discipline quanto alla loro somma, in vista di un’integrazione.

3 berberian

Per misurare le ricadute concrete di questo tipo di confronto, porterò due esempi che mettono in luce come la creazione di ponti trasformi entrambe le sponde disciplinari anziché semplicemente collegarle. Il primo esempio riguarda il ruolo del testo nell’approccio alla performance musicale. L’assimilazione della prospettiva dei performance studies mi ha permesso, in questo caso, di proporre un modello di testualità che tiene conto dei limiti rilevati da quella disciplina tanto nella musicologia storica quanto in quella culturalmente orientata; al tempo stesso, la mia formazione musicologica storica mi ha permesso di cogliere alcuni limiti dei performance studies, che tendono a mettere al bando la dimensione del testo per consuetudine disciplinare, e di proporre una riflessione condivisibile a partire dai loro assunti. Il dialogo che ho potuto sostenere con Philip Auslander è stato in tal senso illuminante.

4 esempio anticoIl secondo esempio riguarda la ripresa di teorie sviluppate nei media studies contemporanei. In questo caso ho proposto una rimodulazione del campo di relazioni tra testo, performance e media in musica, in modo da accantonare tentazioni essenzialiste che sono alla base di visioni gerarchizzanti collegate a interpretazioni dicotomiche delle forme di esperienza musicale. Desumo il modello della radical mediation da Richard Grusin, un confronto col quale sarebbe decisivo per una sua valida messa a punto.

5 gould studio

6 aprile 2021, ore 17

Alessandro Cecchi

Performance studies & Media studies: le estensioni della musicologia. Prospettive interdisciplinari per un possibile riorientamento degli studi musicali

#5 La nascita della storiografia musicale

Dosso_dossi,_allegoria_della_musica
Dosso Dossi, Allegoria della Musica, 1530 ca.

Come nasce un passato che prima non c’è, il passato della musica? Può esserci passato senza una storia che lo racconta? Così si direbbe, se si considera che le prime storie della musica sono scritte nel corso del XVIII secolo, dopo due millenni di cultura musicale europea. Come ci si è arrivati? Perché solo nel XVIII secolo la musica scopre di avere una storia? Quale passato raccontano le storie settecentesche della musica? Quale concetto di musica e di storiografia le informa? È un percorso in due puntate e due attori.

 

I. L’Histoire de la musique et de ses effets, depuis son origine jusq’à present (1715) di Jacques Bonnet. 

Scorrendo l’Indice delle materie di questa storia di oltre 500 pagine si ha la sensazione di trovarsi gettati nella ‘piazza universale’ della musica, tra leggende e curiosità fini a se stesse: si fatica a dare senso a questo ‘mercatino dell’usato’. Eppure quella di Bonnet è la prima storia della musica europea. Quale idea di storiografia la giustifica? Quale modello narrativo imita?

 

II. La Storia della musica (3 voll., 1757-1781) di padre Martini

martini frontespizio

I tre tomi della Storia di padre Martini narrano la musica antica: Ebrei Egizi Caldei (t. I), Greci (t. II e III).
Quasi metà delle pagine dei tre volumi comprende sette dissertazioni che discutono oggetti estrapolati dalla narrazione storica.
Che rapporto hanno questi scritti accademici con gli eventi storici narrati? Quale idea della musica accorda la narrazione storica e la ‘dimostrazione’ scientifica? Cos’è ‘storia della musica’ per padre Martini?

 

16 e 23 marzo 2021, ore 17

Paolo Gozza

La storiografia musicale nel Settecento, da Bonnet-Bourdelot a padre Martini

#4 Come scrivere musica per strumenti dal vivo e nastro magnetico?

Daphne Oram Collection – Special Collections & Archives, Goldsmiths, University of London
© Daphne Oram Collection – Special Collections & Archives, Goldsmiths, University of London

Che ruolo ha avuto la scrittura nella genesi e diffusione di composizioni che per la prima volta hanno accostato suoni prodotti da musicisti davanti ad un pubblico a suoni registrati su nastro magnetico e riprodotti da altoparlanti? Quali limiti e potenzialità sono emerse nel comporre per un ensemble elettroacustico nella sua fase aurorale? Quali funzioni e forme ha assunto la scrittura nel processo creativo di musica per un genere musicale intrinsecamente ibrido?

Nel corso della Conversazione si comincerà a rispondere a queste domande prendendo in esame alcuni dei primi tentativi di musica mista a partire dal 1948 alla luce di tre ‘scene di scrittura’, intese come fenomeni che permettono di focalizzare le sfide compositive che i compositori si sono trovati ad affrontare nel tentativo di mettere per scritto una realtà sonora nuova.

  • Processo di ibridazione tra vecchie e nuove operatività del comporre

Esplorando il processo creativo di ‘Musica su due dimensioni’ (1952) di Bruno Maderna si esamina il biunivoco processo di ibridazione tra modalità compositive proprie del comporre su carta, per strumenti tradizionali, e un’operatività influenzata dal contatto diretto con la materia sonora in studio.

  • Un’unica partitura definitiva: o non sufficiente o completamente assente

Prendendo in esame ‘Still Point’ (1948) di Daphne Oram si rifletterà sulla difficoltà della compositrice di dare una forma scritta definitiva al lavoro elettroacustico e sulla necessità di una edizione critica postuma. Allo stesso tempo si citeranno casi in cui, al contrario, sono state prodotte diverse versioni quasi definitive, mai soddisfacenti per il compositore come in ‘Différences’ (1958-59) di Luciano Berio oppure casi in cui sono state licenziate più partiture con funzioni diverse, come in ‘Kontakte’ (1958-60) di Karlheinz Stockhausen.

  • La questione della autorialità nel processo compositivo

Infine, si analizzerà la necessaria collaborazione nel processo compositivo tra compositore e tecnici del suono o interpreti, come per esempio il ruolo della cantante Carla Henius nel processo di messa a punto de ‘La fabbrica illuminata’ (1964) di Luigi Nono, fondamentale anche e soprattutto nel tentativo di dare una convincente forma scritta al lavoro.

Le fonti primarie relative alle composizioni citate – conservate presso la Fondazione Paul Sacher di Basilea, l’Archivio Luigi Nono e la Daphne Oram Collection alla Goldsmiths University of London – sono state analizzate attraverso un duplice approccio teorico e metodologico, rifacendosi da una parte ai più recenti studi musicologici sull’analisi dei documenti manoscritti (Friedemann Sallis; William Kinderman, Bernhard R. Appel), dall’altra a riflessioni filosofiche sulla scrittura, indagata non in relazione a un sistema linguistico di riferimento (in senso logocentrico), bensì nei meno evidenti aspetti materiali, figurativi e funzionali (Sybille Krämer).

16 febbraio 2021, ore 17

Elena Minetti

Come scrivere musica per strumenti dal vivo e nastro magnetico? Tre scene di scrittura nei primi tentativi di un nuovo genere musicale

#3 La svolta musicale di Eugenio Trías

1360002420_616985_1360005406_noticia_normal

Tema della conversazione è il pensiero musicale del filosofo spagnolo Eugenio Trías (1942-2013), tra i più importanti filosofi europei a cavallo fra XX e XXI secolo. Nei suoi scritti, Trías struttura una filosofia solida e coerente, fondata sul concetto di limite, vale a dire la frontiera tra quello che ci appare fenomenologicamente e quello che resiste a manifestarsi ma che, in un certo modo, lo sostenta. In coerenza con questo pensiero filosofico, Trías considera l’essere umano un abitante naturale del limite, un ser nel limite, con tutte le contraddizioni intrinseche che ciò comporta. Curiosamente, Trías, morto pochi anni fa, ha dedicato i suoi ultimi libri alla musica, El canto de las sirenas (2007) e La imaginación sonora (2010), diventando così uno dei pochi filosofi continentali interessati pienamente al pensiero musicale. Nella musica, Trías riconosce una manifestazione artistica privilegiata per la conoscenza il limite: la sua ampia e profonda traiettoria si chiude annunciando quella che lui chiama la svolta musicale per la filosofia: un approccio alla filosofia a partire della conoscenza trascendentale che può dischiudere la musica.

19 gennaio 2021, ore 17

Aurèlia Pessarrodona

La “svolta musicale” di Eugenio Trías: la musica nel limite

 

La Conversazione sarà trasmessa in diretta sul nostro canale Youtube.

#1 Il giornalismo cinematografico

IMG_2207

Sin dall’era del muto, la critica cinematografica di lingua tedesca pose a tema il connubio fra musica e cinema. Compositori, musicologi, filosofi, teorici del cinema contribuirono a una vivace discussione intorno alle caratteristiche e alla funzione della componente musicale nelle proiezioni cinematografiche, con un ampio spettro di argomentazioni e punti di vista. La critica giornalistica dibatté innumerevoli questioni di natura estetica, teoretica e compositiva: dagli stili di composizione alle tecniche di direzione, dalle scelte di organico alle peculiarità musicali dei generi cinematografici. Non mancarono riflessioni sulle relazioni estetiche fra l’arte musicale e il medium cinematografico in quanto tale, sulla loro convergenza o separazione, e persino sulle loro “affinità elettive”.

In gran parte, questo dibattito ebbe luogo su periodici di cinema (Der Kinematograph, Film-Kurier, Reichsfilmblatt) e riviste di musicologia (Musiblätter des Anbruch, Melos, Der Auftakt) e titoli come «Intorno al problema della musica per film», «Problemi musicali del film» o «La soluzione del problema musicale» divennero molto comuni in questa discussione. La relazione delineerà i principali topoi che hanno forgiato il discorso giornalistico sulla musica per film dal 1912 al 1929, con uno focus particolare sulla dialettica fra preoccupazioni teorico-estetiche e questioni tecnico-compositive.

17 novembre 2020, ore 17

Francesco Finocchiaro

“Im Spiegel der Kritik”. Il giornalismo cinematografico come fonte del discorso estetico

 

Tutte le Conversazioni sono trasmesse in diretta sul nostro canale Youtube.

Conversazioni 2020/21: calendario

Dirck_van_Delen_-_Conversation_outside_a_Castle

Da Novembre 2020 riprende l’appuntamento con le Conversazioni di Athena Musica, in modalità telematica, sulla piattaforma digitale Zoom e in diretta sul nostro canale Youtube.

 

17 novembre 2020, ore 17

Francesco Finocchiaro
“Im Spiegel der Kritik”. Il giornalismo cinematografico come fonte del discorso estetico

 

15 dicembre 2020, ore 17

Anna Ficarella

Non guardare nei miei Lieder!

 

19 gennaio 2021, ore 17

Aurèlia Pessarrodona

La “svolta musicale” di Eugenio Trías: la musica nel limite

 

16 febbraio, ore 17

Elena Minetti

Come “scrivere” musica per nastro magnetico e strumenti dal vivo?

 

16 e 23 marzo, ore 17

Paolo Gozza

La nascita della storiografia musicale, da Bonnet-Bourdelot a padre Martini

 

6 aprile, ore 17

Alessandro Cecchi

Performance studies & Media studies: le estensioni della musicologia. Prospettive interdisciplinari per un possibile riorientamento degli studi musicali

 

4 maggio, ore 17

Stefano Lombardi Vallauri

Lo stile della saggistica critica sulle arti

 

8 giugno, ore 17

Leonardo Distaso

Sulla condizione sociale dell’estetica wagneriana

#2 Non guardare nei miei Lieder!

Copertina pubblicata da Non guardare nei miei Lieder!

Blicke mir nicht in die Lieder! è il primo dei Rückert-Lieder di Mahler, cui fa riferimento il titolo del volume, Non guardare nei miei Lieder!, in cui l’immagine delle api al lavoro, gelose custodi del frutto della loro instancabile laboriosità, rappresenta in maniera lieve e autoironica il compositore alle prese con l’elaborazione delle proprie idee musicali.

Il volume si sofferma sul rapporto tra l’ottica del Mahler compositore e quella del Mahler direttore d’orchestra, evidente nel suo laborioso processo compositivo, e s’inserisce in un filone particolarmente produttivo degli studi mahleriani, nel punto di intersezione fra processo compositivo ed esecuzione, non divaricando questi due àmbiti, ma cogliendone l’intima convergenza.

Rifacendosi alla critica genetica e alla prassi della critica delle varianti, il volume affronta lo spinoso problema dei ‘ritocchi’ (Retuschen) al testo delle partiture successive alla prima stampa delle medesime. La disamina viene così estesa dalla genesi stessa del testo nelle sue varie fasi (dagli schizzi alla Reinschrift, tappa provvisoria di un lungo processo) alla ricerca, per Mahler virtualmente infinita, di una versione definitiva delle partiture.

15 dicembre 2020, ore 17

Anna Ficarella

Non guardare nei miei Lieder!

 

La Conversazione sarà trasmessa in diretta sul nostro canale Youtube.

Conversazioni #3 Secondo Novecento

boulez 1958

Giacomo Albert

(Università di Torino)

Parole inventate per nuove prassi artistiche: musica e arti nel Novecento

Ambient music, sound art, sonic art, installazione sonora, scultura sonora, visual music, audiovisual performance. Questi sono alcuni tra i nuovi “generi” e le nuove “forme d’arte” inventati, codificati e teorizzati nel XX e XXI secolo, inquadrati nell’interstizio fra musica e arti. Il contributo si prefigge di analizzare i termini, studiare la loro storia, il loro campo semantico e l’evoluzione dei concetti e delle forme artistiche cui rimandano. Inoltre, si esamineranno anche la loro diffusione sociale e la loro accoglienza istituzionale.

L’obiettivo non è delineare un quadro sistematico dei concetti: infatti, premessa è che «se la parola coglie effettivamente una tendenza, qualcosa in divenire, allora è impossibile definirla» e «ogni realtà storica si sottrae al procedimento semiotico di definizione» (Adorno). Però, studiare le parole, i discorsi e la loro storia può servire a cogliere l’orizzonte nel quale i concetti si inscrivono, l’insorgere delle problematiche estetiche nell’alveo del dibattito artistico, e, non meno importante, la loro diffusione sociale. Inoltre, può servire a far emergere da una parte il ruolo che la categorizzazione svolge sulle pratiche artistiche, e dall’altra le politiche implicite in questa attività.

L’obiettivo, dunque, è analizzare da una parte le strategie di politica culturale perseguite da compositori e istituzioni, dall’altra, provare a tracciare, attraverso l’analisi delle parole e dei discorsi, un’evoluzione delle prassi artistiche che per tutto il Novecento e ancora fino ai giorni nostri, nascono, si reinventano e muoiono nell’interstizio fra musica e arti.

 

Stefano Lombardi Vallauri

(Università IULM – Milano)

Sfrangiamento dei confini tra i generi del discorso musicale negli scritti dei compositori: l’interferenza della poetica sull’analisi e la teoria

A partire dall’analisi linguistica di un caso particolare – alcune voci enciclopediche redatte nel 1958-61 da Pierre Boulez – il contributo mira a individuare gli elementi essenziali e tipici del discorso di poetica. In senso stretto la poetica andrà intesa come l’insieme dei principî (consapevoli o inconsapevoli) che regolano l’attività formante di un artista, ma in senso lato essa è una funzione pragmatico-estetica che pervade ogni genere del discorso artistico (condotto, nel caso della musica, sia dai compositori sia da altre figure del campo): dalla critica agli approcci presuntamente più neutrali (storia, teoria, analisi ecc.). In questa prospettiva si vedrà che i generi letterari del discorso musicale conservano la loro natura di categorie chiare e distinte, nettamente separate, ma sono pure caratterizzati nei loro rapporti da una continuità di fondo e irriducibile mescidanza.

 

29 gennaio 2020, ore 17

Biblioteca “O. Mischiati” – Museo di San Colombano, Bologna

Con un concerto di Liuwe Tamminga.

Conversazioni #2 Percorsi viennesi

4477scr

Francesco Finocchiaro – Graziella Seminara

(FWF Vienna – Università di Catania)

La narrazione della “Neue Musik” nella Vienna del primo Novecento

Il contributo si propone di ricostruire i canali attraverso i quali si è sviluppato il dibattito sulla Neue Musik nella Vienna del primo Novecento, dalla divulgazione “alta” (programmi di sala, “guide tematiche”) al pamphlet polemico ma non privo di considerazioni analitiche, dalle dichiarazioni programmatiche a volumi miscellanei con impostazione interdisciplinare. Il paesaggio che se ne ricava è quello di una “moderna” concezione della pubblicistica musicale: una pubblicistica consapevolmente engagé e collegata a battaglie artistiche e culturali di più ampia portata, al tempo stesso settoriale e multidisciplinare, strettamente legata alla nuova professione di Musikschriftsteller e caratterizzata dalla messa a punto di un “codice” stilistico e retorico e di un “lessico” tecnico specifici.

 

Maurizio Giani – Marida Rizzuti

(Università di Bologna – Università di Torino)

Traduzioni e adattamenti, infedeltà e tradimenti

Nel corso della conversazione verranno proposti tre passi tratti dalla traduzione italiana del Mahler. Eine musikalische Physiognomik di Theodor W. Adorno, in occasione del cinquantenario della morte del filosofo, e a ridosso del sessantenario della prima edizione tedesca del volume (Suhrkamp, Frankfurt a. M., 1960). Più esattamente, i tre passi riguardano nell’ordine un vocabolo, un costrutto analitico (sulla Sinfonia “Incompiuta” di Schubert) e una metafora. Lo scopo: riflettere sulle complessità del tradurre e più in generale sull’atto della lettura come fraintendimento, nel caso eclatante di un autore dallo stile tanto brillante quanto criptico.

 

18 dicembre 2019, ore 17

Biblioteca “O. Mischiati” – Museo di San Colombano, Bologna

Con un concerto di Liuwe Tamminga.