#5 La nascita della storiografia musicale

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Dosso Dossi, Allegoria della Musica, 1530 ca.

Come nasce un passato che prima non c’è, il passato della musica? Può esserci passato senza una storia che lo racconta? Così si direbbe, se si considera che le prime storie della musica sono scritte nel corso del XVIII secolo, dopo due millenni di cultura musicale europea. Come ci si è arrivati? Perché solo nel XVIII secolo la musica scopre di avere una storia? Quale passato raccontano le storie settecentesche della musica? Quale concetto di musica e di storiografia le informa? È un percorso in due puntate e due attori.

 

I. L’Histoire de la musique et de ses effets, depuis son origine jusq’à present (1715) di Jacques Bonnet. 

Scorrendo l’Indice delle materie di questa storia di oltre 500 pagine si ha la sensazione di trovarsi gettati nella ‘piazza universale’ della musica, tra leggende e curiosità fini a se stesse: si fatica a dare senso a questo ‘mercatino dell’usato’. Eppure quella di Bonnet è la prima storia della musica europea. Quale idea di storiografia la giustifica? Quale modello narrativo imita?

 

II. La Storia della musica (3 voll., 1757-1781) di padre Martini

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I tre tomi della Storia di padre Martini narrano la musica antica: Ebrei Egizi Caldei (t. I), Greci (t. II e III).
Quasi metà delle pagine dei tre volumi comprende sette dissertazioni che discutono oggetti estrapolati dalla narrazione storica.
Che rapporto hanno questi scritti accademici con gli eventi storici narrati? Quale idea della musica accorda la narrazione storica e la ‘dimostrazione’ scientifica? Cos’è ‘storia della musica’ per padre Martini?

 

16 e 23 marzo 2021, ore 17

Paolo Gozza

La storiografia musicale nel Settecento, da Bonnet-Bourdelot a padre Martini

#4 Come scrivere musica per strumenti dal vivo e nastro magnetico?

Daphne Oram Collection – Special Collections & Archives, Goldsmiths, University of London
© Daphne Oram Collection – Special Collections & Archives, Goldsmiths, University of London

Che ruolo ha avuto la scrittura nella genesi e diffusione di composizioni che per la prima volta hanno accostato suoni prodotti da musicisti davanti ad un pubblico a suoni registrati su nastro magnetico e riprodotti da altoparlanti? Quali limiti e potenzialità sono emerse nel comporre per un ensemble elettroacustico nella sua fase aurorale? Quali funzioni e forme ha assunto la scrittura nel processo creativo di musica per un genere musicale intrinsecamente ibrido?

Nel corso della Conversazione si comincerà a rispondere a queste domande prendendo in esame alcuni dei primi tentativi di musica mista a partire dal 1948 alla luce di tre ‘scene di scrittura’, intese come fenomeni che permettono di focalizzare le sfide compositive che i compositori si sono trovati ad affrontare nel tentativo di mettere per scritto una realtà sonora nuova.

  • Processo di ibridazione tra vecchie e nuove operatività del comporre

Esplorando il processo creativo di ‘Musica su due dimensioni’ (1952) di Bruno Maderna si esamina il biunivoco processo di ibridazione tra modalità compositive proprie del comporre su carta, per strumenti tradizionali, e un’operatività influenzata dal contatto diretto con la materia sonora in studio.

  • Un’unica partitura definitiva: o non sufficiente o completamente assente

Prendendo in esame ‘Still Point’ (1948) di Daphne Oram si rifletterà sulla difficoltà della compositrice di dare una forma scritta definitiva al lavoro elettroacustico e sulla necessità di una edizione critica postuma. Allo stesso tempo si citeranno casi in cui, al contrario, sono state prodotte diverse versioni quasi definitive, mai soddisfacenti per il compositore come in ‘Différences’ (1958-59) di Luciano Berio oppure casi in cui sono state licenziate più partiture con funzioni diverse, come in ‘Kontakte’ (1958-60) di Karlheinz Stockhausen.

  • La questione della autorialità nel processo compositivo

Infine, si analizzerà la necessaria collaborazione nel processo compositivo tra compositore e tecnici del suono o interpreti, come per esempio il ruolo della cantante Carla Henius nel processo di messa a punto de ‘La fabbrica illuminata’ (1964) di Luigi Nono, fondamentale anche e soprattutto nel tentativo di dare una convincente forma scritta al lavoro.

Le fonti primarie relative alle composizioni citate – conservate presso la Fondazione Paul Sacher di Basilea, l’Archivio Luigi Nono e la Daphne Oram Collection alla Goldsmiths University of London – sono state analizzate attraverso un duplice approccio teorico e metodologico, rifacendosi da una parte ai più recenti studi musicologici sull’analisi dei documenti manoscritti (Friedemann Sallis; William Kinderman, Bernhard R. Appel), dall’altra a riflessioni filosofiche sulla scrittura, indagata non in relazione a un sistema linguistico di riferimento (in senso logocentrico), bensì nei meno evidenti aspetti materiali, figurativi e funzionali (Sybille Krämer).

16 febbraio 2021, ore 17

Elena Minetti

Come scrivere musica per strumenti dal vivo e nastro magnetico? Tre scene di scrittura nei primi tentativi di un nuovo genere musicale

#3 La svolta musicale di Eugenio Trías

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Tema della conversazione è il pensiero musicale del filosofo spagnolo Eugenio Trías (1942-2013), tra i più importanti filosofi europei a cavallo fra XX e XXI secolo. Nei suoi scritti, Trías struttura una filosofia solida e coerente, fondata sul concetto di limite, vale a dire la frontiera tra quello che ci appare fenomenologicamente e quello che resiste a manifestarsi ma che, in un certo modo, lo sostenta. In coerenza con questo pensiero filosofico, Trías considera l’essere umano un abitante naturale del limite, un ser nel limite, con tutte le contraddizioni intrinseche che ciò comporta. Curiosamente, Trías, morto pochi anni fa, ha dedicato i suoi ultimi libri alla musica, El canto de las sirenas (2007) e La imaginación sonora (2010), diventando così uno dei pochi filosofi continentali interessati pienamente al pensiero musicale. Nella musica, Trías riconosce una manifestazione artistica privilegiata per la conoscenza il limite: la sua ampia e profonda traiettoria si chiude annunciando quella che lui chiama la svolta musicale per la filosofia: un approccio alla filosofia a partire della conoscenza trascendentale che può dischiudere la musica.

19 gennaio 2021, ore 17

Aurèlia Pessarrodona

La “svolta musicale” di Eugenio Trías: la musica nel limite

 

La Conversazione sarà trasmessa in diretta sul nostro canale Youtube.

Bach e l’Italia

Tra il 22 e il 28 Novembre 2020 si è svolto in forma digitale il convegno internazionale “Bach e l’Italia”, organizzato dall’associazione JSBach.it insieme all’Istituto per i Beni Musicali in Piemonte e al Conservatorio di musica “G. Verdi” di Torino e con la Media Partnership di Rai Radio 3 Classica. L’evento ha offerto ben 21 appuntamenti tra sessioni tematiche, lectiones magistrales, tavole rotonde e lecture recitals, con oltre 80 ospiti da tutto il mondo, per approfondire il rapporto tra il grande compositore tedesco e il nostro Paese.

Di seguito la recensione di Pier Francesco Miccichè.

#1 Il giornalismo cinematografico

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Sin dall’era del muto, la critica cinematografica di lingua tedesca pose a tema il connubio fra musica e cinema. Compositori, musicologi, filosofi, teorici del cinema contribuirono a una vivace discussione intorno alle caratteristiche e alla funzione della componente musicale nelle proiezioni cinematografiche, con un ampio spettro di argomentazioni e punti di vista. La critica giornalistica dibatté innumerevoli questioni di natura estetica, teoretica e compositiva: dagli stili di composizione alle tecniche di direzione, dalle scelte di organico alle peculiarità musicali dei generi cinematografici. Non mancarono riflessioni sulle relazioni estetiche fra l’arte musicale e il medium cinematografico in quanto tale, sulla loro convergenza o separazione, e persino sulle loro “affinità elettive”.

In gran parte, questo dibattito ebbe luogo su periodici di cinema (Der Kinematograph, Film-Kurier, Reichsfilmblatt) e riviste di musicologia (Musiblätter des Anbruch, Melos, Der Auftakt) e titoli come «Intorno al problema della musica per film», «Problemi musicali del film» o «La soluzione del problema musicale» divennero molto comuni in questa discussione. La relazione delineerà i principali topoi che hanno forgiato il discorso giornalistico sulla musica per film dal 1912 al 1929, con uno focus particolare sulla dialettica fra preoccupazioni teorico-estetiche e questioni tecnico-compositive.

17 novembre 2020, ore 17

Francesco Finocchiaro

“Im Spiegel der Kritik”. Il giornalismo cinematografico come fonte del discorso estetico

 

Tutte le Conversazioni sono trasmesse in diretta sul nostro canale Youtube.

Conversazioni 2020/21: calendario

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Da Novembre 2020 riprende l’appuntamento con le Conversazioni di Athena Musica, in modalità telematica, sulla piattaforma digitale Zoom e in diretta sul nostro canale Youtube.

 

17 novembre 2020, ore 17

Francesco Finocchiaro
“Im Spiegel der Kritik”. Il giornalismo cinematografico come fonte del discorso estetico

 

15 dicembre 2020, ore 17

Anna Ficarella

Non guardare nei miei Lieder!

 

19 gennaio 2021, ore 17

Aurèlia Pessarrodona

La “svolta musicale” di Eugenio Trías: la musica nel limite

 

16 febbraio, ore 17

Elena Minetti

Come “scrivere” musica per nastro magnetico e strumenti dal vivo?

 

16 e 23 marzo, ore 17

Paolo Gozza

La nascita della storiografia musicale, da Bonnet-Bourdelot a padre Martini

 

6 aprile, ore 17

Alessandro Cecchi

Performance studies & Media studies: le estensioni della musicologia. Prospettive interdisciplinari per un possibile riorientamento degli studi musicali

 

4 maggio, ore 17

Stefano Lombardi Vallauri

Lo stile della saggistica critica sulle arti

 

8 giugno, ore 17

Leonardo Distaso

Sulla condizione sociale dell’estetica wagneriana

#2 Non guardare nei miei Lieder!

Copertina pubblicata da Non guardare nei miei Lieder!

Blicke mir nicht in die Lieder! è il primo dei Rückert-Lieder di Mahler, cui fa riferimento il titolo del volume, Non guardare nei miei Lieder!, in cui l’immagine delle api al lavoro, gelose custodi del frutto della loro instancabile laboriosità, rappresenta in maniera lieve e autoironica il compositore alle prese con l’elaborazione delle proprie idee musicali.

Il volume si sofferma sul rapporto tra l’ottica del Mahler compositore e quella del Mahler direttore d’orchestra, evidente nel suo laborioso processo compositivo, e s’inserisce in un filone particolarmente produttivo degli studi mahleriani, nel punto di intersezione fra processo compositivo ed esecuzione, non divaricando questi due àmbiti, ma cogliendone l’intima convergenza.

Rifacendosi alla critica genetica e alla prassi della critica delle varianti, il volume affronta lo spinoso problema dei ‘ritocchi’ (Retuschen) al testo delle partiture successive alla prima stampa delle medesime. La disamina viene così estesa dalla genesi stessa del testo nelle sue varie fasi (dagli schizzi alla Reinschrift, tappa provvisoria di un lungo processo) alla ricerca, per Mahler virtualmente infinita, di una versione definitiva delle partiture.

15 dicembre 2020, ore 17

Anna Ficarella

Non guardare nei miei Lieder!

 

La Conversazione sarà trasmessa in diretta sul nostro canale Youtube.

Andrea Battistini in memoriam

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Andrea Battistini ci ha lasciati.

I soci di Athena Musica l’hanno conosciuto due primavere fa all’apertura della prima delle nostre “Conversazioni” sui generi letterari del discorso musicale. Ci spiegò cos’è un “genere letterario”, l’involucro del pensiero, il veicolo alato della mente. Si offrì di presentare il volume su Musica e Metafora curato da Francesco Finocchiaro e da Maurizio Giani per la collana Biblioteca di Athena Musica, a ulteriore generosa testimonianza della sua condivisione del nostro progetto culturale.

Andrea Battistini è il ricercatore che più d’ogni altro ha tenuto fermo il concetto di ‘letteratura’ come apertura sull’uomo: un esercizio delicato, che gli riusciva naturalmente semplice. Ce ne ricorderemo…
Paolo Gozza

ri-Creazioni #2 Paolo Gozza

Il Tour musicale a Bologna
dal “Viaggio Musicale” di Charles Burney
narrazione musicale con Paolo Gozza

I manoscritti di Padre Martini occupano da soli tutta una stanza: altre due stanze ospitano i libri a stampa, di cui egli possiede tutte le edizioni disponibili; una quarta è dedicata ai libri di musica pratica, di cui conserva una simil prodigiosa quantità di manoscritti. Si può calcolare che la sua collezione raggiunga i 17.000 volumi, e la sta tuttora incrementando con nuovi arrivi da tutte le parti del mondo.
Così scriveva lo storico e musicista inglese Charles Burney dopo aver incontrato a Bologna una delle personalità più illustri e complesse del ‘700 Padre Giambattista Martini.

Ma come è arrivato a Bologna?

Al fine di raccogliere documenti per la sua General History of Music, nel 1770 Burney decise di partire per il continente in un (per quei tempi) davvero avventuroso tour, toccando la Francia, marginalmente, ma sopratutto l’Italia, da lui considerata la culla della musica “moderna”.
In ogni città che visitò, Burney registrò lo stato della musica cercando di assistere al maggior numero di concerti ed opere e incontrando musicisti, storici, letterati, uomini di scienza, d’arte, principi e chiunque fosse a conoscenza della vita musicale dei luoghi visitati.
Al ritorno in Inghilterra raccolse tutte sue attente osservazioni in un volume intitolato: The Present State of Music in France and Italy (detto anche “Viaggio musicale“), uno scritto, che a distanza di 250 anni, è un’inesauribile fonte di notizie e osservazioni sullo stato della musica, sui musicisti, sui cantanti di quel periodo e conserva ancora intatto il proprio fascino e interesse, in particolare perché  nei suoi viaggi incontrò direttamente e “intervistò” personalità come C.P.E. Bach, Farinelli, Galuppi, Gluck, Hasse, Metastasio, Padre Martini, Quantz e tanti altri.
E in particolare, la tappa di Bologna fu centrale nel suo viaggio: qui Burney incontra in un sol colpo sia il quattordicenne Mozart (durante i mesi di studio per il celebre e “misterioso” compito), che Farinelli (ritiratosi da qualche anno a vita privata proprio a Bologna) ma soprattutto colui che considerava il teorico più profondo d’Europa, le cui parole paiono pronunciate dall’oracolo di Delfo: il nostro padre Martini.
Nei 10 giorni di permanenza in città, Burney si recò più volte in visita al Francescano per consultare la sua venerata biblioteca e per confrontarsi con lui sul suo progetto di storia della musica, apprezzandone sin da subito l’affabilità e la generosità:
Padre Martini unisce all’innocenza e alla semplicità dei modi un’innata gaiezza, dolezza e filantropia. Mai prima d’ora ho provato tanta simpatia per un uomo dopo così breve conoscenza.

Museo della Musica di Bologna, 22 febbraio 2020

ri-Creazioni #1 Vania Dal Maso

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Ancor che col partire
storia, metamorfosi e fortuna di un madrigale
narrazione musicale con Vania Dal Maso

La prima narrazione musicale della quarta edizione di ri-Creazioni ripercorre le vicende di uno tra i più famosi madrigali di Cipriano de Rore, ne illustra la fortuna, la diffusione e le metamorfosi passando in rassegna le varie ri-Creazioni del madrigale stesso (gran parte delle quali conservate nella nostra biblioteca): versioni strumentali in spartiture, intavolature e con diminuzioni, per giungere alla parodia di Orazio Vecchi e alla ‘tramutazione’ operata da Adriano Banchieri.

Museo della Musica di Bologna, 16 febbraio 2020