Conversazioni #1 Charles Burney

1778_Bellin_WorldMap _low

Maria Semi

(Università di Bologna)

“Dimmi che musica ti piace e ti dirò quanto evoluto sei”: musica e civiltà secondo Charles Burney (1726-1814)

Nel corso del XVIII secolo il contatto tra popolazioni europee ed extra-europee si fa più serrato e più ampio. Le esplorazioni di Cook portano alla conoscenza dell’occidente isole dei mari del sud che ancora non erano note, e assieme a tale conoscenza giungono anche osservazioni sulle musiche delle popolazioni incontrate. Queste informazioni, che vanno ad aggiungersi a quelle accumulate da parte dei viaggiatori, e soprattutto dei missionari, dei secoli precedenti relative ad altre parti del globo terrestre, vengono interpretate alla luce di un nuovo modo di intendere la storia e lo sviluppo della civiltà. La storia (anche della musica) e il gusto diventeranno un terreno di confronto e valutazione del grado di civiltà delle popolazioni. Nel corso dell’intervento esamineremo del dettaglio l’attitudine di Charles Burney nei confronti della musica cinese e il rilevante ruolo assunto dalla polifonia (concetto interscambiabile con ‘contrappunto’ e ‘armonia’ nelle fonti coeve) come pietra di paragone del grado di sviluppo di una civiltà.

 

17 novembre 2020, ore 15

La Conversazione si terrà in mondalità telematica sulla piattaforma Zoom.

Il link di accesso sarà reso noto su questo sito.

Conversazioni 2020/21: calendario

Dirck_van_Delen_-_Conversation_outside_a_Castle

Da Novembre 2020 riprende l’appuntamento con le Conversazioni di Athena Musica, in modalità telematica, sulla piattaforma digitale Zoom. Su questa stessa pagina sarà pubblicato il link con cui accedere alla relazione virtuale.

 

17 novembre 2020, ore 15

Maria Semi
“Dimmi che musica ti piace e ti dirò quanto evoluto sei”: musica e civiltà secondo Charles Burney (1726-1814)

 

15 dicembre 2020, ore 17

Anna Ficarella

Non guardare nei miei Lieder!

 

(Calendario in corso di aggiornamento)

Non guardare nei miei Lieder!

Copertina pubblicata da Non guardare nei miei Lieder!

Blicke mir nicht in die Lieder! è il primo dei Rückert-Lieder di Mahler, cui fa riferimento il titolo del volume, Non guardare nei miei Lieder!, in cui l’immagine delle api al lavoro, gelose custodi del frutto della loro instancabile laboriosità, rappresenta in maniera lieve e autoironica il compositore alle prese con l’elaborazione delle proprie idee musicali.

Il volume si sofferma sul rapporto tra l’ottica del Mahler compositore e quella del Mahler direttore d’orchestra, evidente nel suo laborioso processo compositivo, e s’inserisce in un filone particolarmente produttivo degli studi mahleriani, nel punto di intersezione fra processo compositivo ed esecuzione, non divaricando questi due àmbiti, ma cogliendone l’intima convergenza.

Rifacendosi alla critica genetica e alla prassi della critica delle varianti, il volume affronta lo spinoso problema dei ‘ritocchi’ (Retuschen) al testo delle partiture successive alla prima stampa delle medesime. La disamina viene così estesa dalla genesi stessa del testo nelle sue varie fasi (dagli schizzi alla Reinschrift, tappa provvisoria di un lungo processo) alla ricerca, per Mahler virtualmente infinita, di una versione definitiva delle partiture.

Anna Ficarella, Non guardare nei miei Lieder! Mahler compositore orchestratore interprete, Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2020

Andrea Battistini in memoriam

Il-professor-Andrea-Battistini

 

Andrea Battistini ci ha lasciati.

I soci di Athena Musica l’hanno conosciuto due primavere fa all’apertura della prima delle nostre “Conversazioni” sui generi letterari del discorso musicale. Ci spiegò cos’è un “genere letterario”, l’involucro del pensiero, il veicolo alato della mente. Si offrì di presentare il volume su Musica e Metafora curato da Francesco Finocchiaro e da Maurizio Giani per la collana Biblioteca di Athena Musica, a ulteriore generosa testimonianza della sua condivisione del nostro progetto culturale.

Andrea Battistini è il ricercatore che più d’ogni altro ha tenuto fermo il concetto di ‘letteratura’ come apertura sull’uomo: un esercizio delicato, che gli riusciva naturalmente semplice. Ce ne ricorderemo…
Paolo Gozza

ri-Creazioni #2 Paolo Gozza

Il Tour musicale a Bologna
dal “Viaggio Musicale” di Charles Burney
narrazione musicale con Paolo Gozza

I manoscritti di Padre Martini occupano da soli tutta una stanza: altre due stanze ospitano i libri a stampa, di cui egli possiede tutte le edizioni disponibili; una quarta è dedicata ai libri di musica pratica, di cui conserva una simil prodigiosa quantità di manoscritti. Si può calcolare che la sua collezione raggiunga i 17.000 volumi, e la sta tuttora incrementando con nuovi arrivi da tutte le parti del mondo.
Così scriveva lo storico e musicista inglese Charles Burney dopo aver incontrato a Bologna una delle personalità più illustri e complesse del ‘700 Padre Giambattista Martini.

Ma come è arrivato a Bologna?

Al fine di raccogliere documenti per la sua General History of Music, nel 1770 Burney decise di partire per il continente in un (per quei tempi) davvero avventuroso tour, toccando la Francia, marginalmente, ma sopratutto l’Italia, da lui considerata la culla della musica “moderna”.
In ogni città che visitò, Burney registrò lo stato della musica cercando di assistere al maggior numero di concerti ed opere e incontrando musicisti, storici, letterati, uomini di scienza, d’arte, principi e chiunque fosse a conoscenza della vita musicale dei luoghi visitati.
Al ritorno in Inghilterra raccolse tutte sue attente osservazioni in un volume intitolato: The Present State of Music in France and Italy (detto anche “Viaggio musicale“), uno scritto, che a distanza di 250 anni, è un’inesauribile fonte di notizie e osservazioni sullo stato della musica, sui musicisti, sui cantanti di quel periodo e conserva ancora intatto il proprio fascino e interesse, in particolare perché  nei suoi viaggi incontrò direttamente e “intervistò” personalità come C.P.E. Bach, Farinelli, Galuppi, Gluck, Hasse, Metastasio, Padre Martini, Quantz e tanti altri.
E in particolare, la tappa di Bologna fu centrale nel suo viaggio: qui Burney incontra in un sol colpo sia il quattordicenne Mozart (durante i mesi di studio per il celebre e “misterioso” compito), che Farinelli (ritiratosi da qualche anno a vita privata proprio a Bologna) ma soprattutto colui che considerava il teorico più profondo d’Europa, le cui parole paiono pronunciate dall’oracolo di Delfo: il nostro padre Martini.
Nei 10 giorni di permanenza in città, Burney si recò più volte in visita al Francescano per consultare la sua venerata biblioteca e per confrontarsi con lui sul suo progetto di storia della musica, apprezzandone sin da subito l’affabilità e la generosità:
Padre Martini unisce all’innocenza e alla semplicità dei modi un’innata gaiezza, dolezza e filantropia. Mai prima d’ora ho provato tanta simpatia per un uomo dopo così breve conoscenza.

Museo della Musica di Bologna, 22 febbraio 2020

ri-Creazioni #1 Vania Dal Maso

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ancor che col partire
storia, metamorfosi e fortuna di un madrigale
narrazione musicale con Vania Dal Maso

La prima narrazione musicale della quarta edizione di ri-Creazioni ripercorre le vicende di uno tra i più famosi madrigali di Cipriano de Rore, ne illustra la fortuna, la diffusione e le metamorfosi passando in rassegna le varie ri-Creazioni del madrigale stesso (gran parte delle quali conservate nella nostra biblioteca): versioni strumentali in spartiture, intavolature e con diminuzioni, per giungere alla parodia di Orazio Vecchi e alla ‘tramutazione’ operata da Adriano Banchieri.

Museo della Musica di Bologna, 16 febbraio 2020

ri-Creazioni IV: calendario 2020

burney_present_state

ri-Creazioni, la rassegna di Athena Musica giunta alla sua IV edizione, rinnova la collaborazione tra due importanti istituzioni culturali della città (l’Alma Mater – Università di Bologna e il Museo della Musica) e rilancia il significato originario del progetto: ri-creare il volto delle collezioni museali – strumenti musicali, dipinti, spartiti, libretti d’opera, libri a stampa o manoscritti, e quant’altro – attraverso le loro storie raccontate dalla viva voce dello studioso.
E così la ri-creazione delle collezioni museali è al tempo stesso la ricreazione della mente di chi ascolta, della parte dimenticata del passato che ci appartiene.

 

16 febbraio 2020

Ancor che col partire
storia, metamorfosi e fortuna di un madrigale
narrazione musicale con Vania Dal Maso

 

22 febbraio 2020

Il Tour musicale a Bologna
dal “Viaggio Musicale” di Charles Burney
narrazione musicale con Paolo Gozza

 

8 marzo 2020 [rinviato]

Mosè risorto dall’acque
Giovanni Battista Bassani e l’oratorio musicale tra Ferrara, Bologna e Modena
narrazione musicale con Nicola Badolato

 

14 marzo 2020 [rinviato]

Ugolino da Orvieto
“glorioso musico e inventor delle note sopra gli articoli delle dita delle mani”
narrazione musicale con Paolo Vittorelli

Conversazioni #3 Secondo Novecento

boulez 1958

Giacomo Albert

(Università di Torino)

Parole inventate per nuove prassi artistiche: musica e arti nel Novecento

Ambient music, sound art, sonic art, installazione sonora, scultura sonora, visual music, audiovisual performance. Questi sono alcuni tra i nuovi “generi” e le nuove “forme d’arte” inventati, codificati e teorizzati nel XX e XXI secolo, inquadrati nell’interstizio fra musica e arti. Il contributo si prefigge di analizzare i termini, studiare la loro storia, il loro campo semantico e l’evoluzione dei concetti e delle forme artistiche cui rimandano. Inoltre, si esamineranno anche la loro diffusione sociale e la loro accoglienza istituzionale.

L’obiettivo non è delineare un quadro sistematico dei concetti: infatti, premessa è che «se la parola coglie effettivamente una tendenza, qualcosa in divenire, allora è impossibile definirla» e «ogni realtà storica si sottrae al procedimento semiotico di definizione» (Adorno). Però, studiare le parole, i discorsi e la loro storia può servire a cogliere l’orizzonte nel quale i concetti si inscrivono, l’insorgere delle problematiche estetiche nell’alveo del dibattito artistico, e, non meno importante, la loro diffusione sociale. Inoltre, può servire a far emergere da una parte il ruolo che la categorizzazione svolge sulle pratiche artistiche, e dall’altra le politiche implicite in questa attività.

L’obiettivo, dunque, è analizzare da una parte le strategie di politica culturale perseguite da compositori e istituzioni, dall’altra, provare a tracciare, attraverso l’analisi delle parole e dei discorsi, un’evoluzione delle prassi artistiche che per tutto il Novecento e ancora fino ai giorni nostri, nascono, si reinventano e muoiono nell’interstizio fra musica e arti.

 

Stefano Lombardi Vallauri

(Università IULM – Milano)

Sfrangiamento dei confini tra i generi del discorso musicale negli scritti dei compositori: l’interferenza della poetica sull’analisi e la teoria

A partire dall’analisi linguistica di un caso particolare – alcune voci enciclopediche redatte nel 1958-61 da Pierre Boulez – il contributo mira a individuare gli elementi essenziali e tipici del discorso di poetica. In senso stretto la poetica andrà intesa come l’insieme dei principî (consapevoli o inconsapevoli) che regolano l’attività formante di un artista, ma in senso lato essa è una funzione pragmatico-estetica che pervade ogni genere del discorso artistico (condotto, nel caso della musica, sia dai compositori sia da altre figure del campo): dalla critica agli approcci presuntamente più neutrali (storia, teoria, analisi ecc.). In questa prospettiva si vedrà che i generi letterari del discorso musicale conservano la loro natura di categorie chiare e distinte, nettamente separate, ma sono pure caratterizzati nei loro rapporti da una continuità di fondo e irriducibile mescidanza.

 

29 gennaio 2020, ore 17

Biblioteca “O. Mischiati” – Museo di San Colombano, Bologna

Con un concerto di Liuwe Tamminga.

Conversazioni #2 Percorsi viennesi

4477scr

Francesco Finocchiaro – Graziella Seminara

(FWF Vienna – Università di Catania)

La narrazione della “Neue Musik” nella Vienna del primo Novecento

Il contributo si propone di ricostruire i canali attraverso i quali si è sviluppato il dibattito sulla Neue Musik nella Vienna del primo Novecento, dalla divulgazione “alta” (programmi di sala, “guide tematiche”) al pamphlet polemico ma non privo di considerazioni analitiche, dalle dichiarazioni programmatiche a volumi miscellanei con impostazione interdisciplinare. Il paesaggio che se ne ricava è quello di una “moderna” concezione della pubblicistica musicale: una pubblicistica consapevolmente engagé e collegata a battaglie artistiche e culturali di più ampia portata, al tempo stesso settoriale e multidisciplinare, strettamente legata alla nuova professione di Musikschriftsteller e caratterizzata dalla messa a punto di un “codice” stilistico e retorico e di un “lessico” tecnico specifici.

 

Maurizio Giani – Marida Rizzuti

(Università di Bologna – Università di Torino)

Traduzioni e adattamenti, infedeltà e tradimenti

Nel corso della conversazione verranno proposti tre passi tratti dalla traduzione italiana del Mahler. Eine musikalische Physiognomik di Theodor W. Adorno, in occasione del cinquantenario della morte del filosofo, e a ridosso del sessantenario della prima edizione tedesca del volume (Suhrkamp, Frankfurt a. M., 1960). Più esattamente, i tre passi riguardano nell’ordine un vocabolo, un costrutto analitico (sulla Sinfonia “Incompiuta” di Schubert) e una metafora. Lo scopo: riflettere sulle complessità del tradurre e più in generale sull’atto della lettura come fraintendimento, nel caso eclatante di un autore dallo stile tanto brillante quanto criptico.

 

18 dicembre 2019, ore 17

Biblioteca “O. Mischiati” – Museo di San Colombano, Bologna

Con un concerto di Liuwe Tamminga.

Conversazioni #1 Da Tolkien a D’Alembert

Santa Cecilia

 

Chiara Bertoglio

(Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Torino e Conservatorio di Cuneo)

Raccontare il discorso musicale, discorrere in musica : il Silmarillion di Tolkien

La relazione adotterà come spunto testuale la narrazione pseudo-mitologica contenuta nelle prime pagine del Silmarillion di J. R. R. Tolkien, in cui la divinità creatrice, Ilúvatar, rivela se stesso agli esseri semidivini da lui creati (gli “Ainur”) proponendo loro un tema musicale. Essi lo “adornano”, ciascuno a suo modo, e dapprima in modo solistico: ascoltando la musica dell’Altro, ciascuno degli Ainur “cresce nella conoscenza” dei suoi fratelli e della stessa divinità creatrice, da cui tutto trae origine. Man mano che la rivelazione del divino e dell’Altro si perfeziona tramite le variazioni musicali, gli Ainur diventano capaci di improvvisare collettivamente, ed in tal modo danno origine alla Storia ed al Creato.

Raccogliendo i numerosi spunti offerti da questo testo breve e denso, si potrà accostare la narrazione ai processi concretamente osservabili nell’improvvisazione collettiva, da un lato, e dall’altro a simili narrazioni mitologico/simboliche che ne costituiscono il substrato culturale.

Si studierà perciò il modo in cui musicisti, teorici, poeti e romanzieri hanno interpretato l’idea del discorso musicale come relazionalità rivelata e donata, e i vari piani (musicali e letterari) che si rimandano vicendevolmente in queste narrazioni.

 

Paolo Gozza

(Università di Bologna)

Psicoanalisi del clavicembalo. Sul ‘Sogno di D’Alembert’

È forse la prima volta che un clavicembalo va in analisi. Si sa: in psicoanalisi, come nel sogno, tutto è possibile perché tutto è pensabile. Il trasporto dello strumento dalla sala da concerto al lettino dello psicoanalista è predisposto da Diderot nel Sogno di D’Alembert; la sua occasionale presenza tra i clavicembali storici di San Colombano è propiziata dal Direttore Liuwe Tamminga, che tengo a ringraziare. La conversazione nella biblioteca dedicata alla memoria di Oscar Mischiati è il viatico nei recessi di un sogno musicale.

 

30 ottobre 2019, ore 17

Biblioteca “O. Mischiati” – Museo di San Colombano, Bologna

Con un concerto di Liuwe Tamminga.