Presentazione: I linguaggi dell’ineffabile

Domenica 3 marzo 2024, ore 17:30, al Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna (Strada Maggiore, 34), si è tenuta la presentazione del libro:

Enrico Fubini – Laurence Wuidar, I linguaggi dell’ineffabile. Musica e mistica: tradizioni ebraiche e cristiane a confronto, Pisa, ETS, 2022.

Gli autori hanno dialogato con Chiara Bertoglio, che ha eseguito inoltre al pianoforte alcune liriche, cantate da Valeria Fubini.

Viene proposta una riflessione sulle differenze e i punti d’incontro tra la tradizione ebraica e la tradizione cristiana della musica nei suoi rapporti con la mistica. Molti sono i confini che sono toccati, alcuni sono superati, altri rimangono tali nella differenza profonda tra esperienza mistica e musica nell’ebraismo e nel cristianesimo.

L’evento, inserito nella rassegna Wunderkammer, vede la collaborazione della Biblioteca della Facoltà Teologica e del Festival della Rete Specialmente in Biblioteca.

Il discorso musicale

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Come si scrive di musica? Se poniamo la domanda alla storia, dal passato ci viene incontro una varietà di generi testuali. I generi sono gli araldi della musica, i suoi mercuri alati; dispositivi plastici che rivestono e modellano il discorso. Il primo tipo testuale in cui si può trovare una tematizzazione della musica è il genere letterario del mito: la favola musicale. Lo spirito filosofico narra invece la musica nel tipo testuale del trattato, un genere destinato a modellare i fondamenti della teoria e della prassi musicale per oltre due millenni, da Aristosseno a Schönberg. La cultura medioevale affianca al trattato di musica altri generi come commentari ai testi filosofici antichi, speculazioni teologico-musicali, laudes musicae, scritti di mistica e spiritualità. L’età umanistica introduce il dialogo, più consono del trattato ad animare la conversazione musicale. La modernità rinnova generi antichi e ne introduce di nuovi: enciclopedie, dizionari, storie, lettere, giornalismo, letteratura di viaggio, biografia e autobiografia, pamphlets e altro ancora. Sono questi i generi del discorso musicale che il volume intende porre a tema. Interrogare il genere è in primo luogo interrogare le premesse della propria ricerca: è un risalire a ciò che viene prima, a ciò che è scontato e non pensato, a ciò che si chiede a sé stessi come studiosi. In secondo luogo, il genere è lo specchio o l’immagine dell’epoca. Il genere intercetta gli attori del discorso musicale: chi scrive sulla musica, il pubblico che si vuole raggiungere, la disposizione dei temi, la lingua, i luoghi, le funzioni, le circostanze di enunciazione e, più importante, l’immagine della musica stessa. Il genere diventa un oggetto storico, in quanto fa storia. Interrogare i generi testuali del discorso musicale dà ragione della musica in quanto costruzione storica situata alla convergenza dei diversi saperi che nel tempo l’hanno narrata (Paolo Gozza).

Il discorso musicale. La musica e i suoi generi testuali nella storia, a cura di Francesco Finocchiaro, Paolo Gozza e Stefano Lombardi Vallauri, Torino, Accademia University Press, 2023 (Biblioteca di Athena Musica, 5).

Contributi di Massimo Raffa, Donatella Restani, Letterio Mauro, Paola Dessì, Vania Dal Maso, Stefano Lorenzetti, Massimo Privitera, Nicola Badolato, Maria Semi, Paolo Gozza, Giovanni Guanti, Pier Francesco Miccichè, Chiara Bertoglio, Francesco Finocchiaro, Anna Ficarella, Stefano Lombardi Vallauri, Maurizio Giani, Francesca Gatta.

L’officina ateniese #1

L'officina ateniese #1

È online il primo numero della Officina ateniese:

https://www.aaccademia.it/ita/collane/officina-ateniese

 

L’officina ateniese si propone di diventare un laboratorio del pensiero: il luogo in cui possano convergere le riflessioni teoriche, si discutano le questioni disciplinari, ricevano primaria elaborazione concettuale le attività di ricerca e divulgazione promosse in seno all’Associazione Culturale Athena Musica. L’officina ateniese costituisce una serie interna e complementare alla Biblioteca di Athena Musica (AUP, 2017-). L’officina ateniese integrerà la Biblioteca, offrendo con cadenza annuale uno spazio di pubblicazione di carattere miscellaneo o monografico per contributi a carattere di work in progress, risultati di ricerche in corso di svolgimento, anteprime di studi in via di definizione.

Indice

Editoriale
Francesco Finocchiaro, L’officina del pensiero

Articoli
Antonio Serravezza, Hegel e Angelica Catalani. “L’autointuirsi della pura luce”

Ri-Creazioni
Nicola Badolato, ‘Mosè risorto dall’acque’ di Giovanni Battista Bassani e l’oratorio musicale tra Ferrara, Bologna e Modena

Paolo Gozza, ‘Amor Tiranno’. Un’accademia bolognese di metà Seicento

Gruppi di studio
Francesco Finocchiaro, “Il nemico è alle porte!” La musica per film nella critica cinematografica del Ventennio nero

Recensioni
Fabrizio Festa, La musica di Dante

Notizie sugli autori

 

ISBN 9791255000839

#3 Maurizio Giani, Johannes Brahms

Martedì 12 dicembre si è conclusa la rassegna di presentazioni di libri a cura di Athena Musica, con la collaborazione e il patrocinio del Quartiere Santo Stefano,

L’ultimo appuntamento è stato dedicato al volume di Maurizio Giani, Johannes Brahms. La musica della memoria, Salerno, Orthotes, 2023.

L’autore ha dialogato con Francesco Finocchiaro. Anna Quaranta ha eseguito al pianoforte pagine scelte dagli Intermezzi op. 117, 118, 119.

L’incontro si è tenuto nella Sala Prof. Marco Biagi, in via Santo Stefano 119.

L’adattamento musicale

adattamento musicale locandina

IULM e Athena Musica presentano

L’adattamento musicale

Convegno interdisciplinare

Università IULM Milano, 1° dicembre 2023, ore 9:00

Interventi di Daniela Cardini, Andrea Chiurato, Maurizio Corbella, Francesco Finocchiaro, Matteo Giuggioli, Stefano A. E. Leoni, Stefano Lombardi Vallauri, Massimo Privitera, Graziella Seminara, Giovanni Sibilla, Marco Targa, Fabio Vittorini.

Vai al programma completo.

Giornata di studi “Musica, estetica e politica”

La diade ‘estetica e politica’ potrebbe dirsi a tutta prima un ossimoro, in quanto essa accosta due campi semantici in apparenza inconciliabili: la politica, quale scienza e pratica del governo della polis, e l’estetica quale disciplina filosofica dotata di una precipua costituzione discorsiva e orientata allo studio delle opere d’arte. Non si può tuttavia disconoscere che l’arte – anche quella musicale – può ben assumere una valenza politica in ragione del fatto che essa incide sull’orizzonte culturale del suo tempo e in taluni casi agisce direttamente sugli eventi storici. Se è vero che le politiche culturali dei regimi dittatoriali hanno storicamente influito sulle scelte compositive, è altrettanto vero che innumerevoli composizioni sono state concepite consapevolmente in chiave ideologica e sono riconducibili alle categorie di art engagé o di propaganda. Il rapporto fra estetica e politica si rivela non meno cruciale in sistemi di governo non totalitari, là dove il ricorso a forme estetiche di comunicazione svolge un ruolo rilevante nella politica culturale degli Stati, talora in chiave di legittimazione intellettuale delle classi dirigenti. Queste le principali aree di riflessione, in progressiva focalizzazione dai contesti ai testi, che la giornata di studi porrà al centro di un confronto fra studiosi di diversi àmbiti disciplinari: 1. L’ingerenza della politica sui processi di formazione dei musicisti e sui meccanismi di produzione e fruizione musicale; 2. Le teorie estetiche elaborate dai regimi totalitari; 3. Il rapporto fra arte e propaganda;4. I rapporti personali intrattenuti dai musicisti con esponenti politici; 5. L’interferenza delle posizioni ideologiche dei compositori sulle scelte tematiche e linguistiche. La natura multidisciplinare della giornata di studi favorisce una definizione onnicomprensiva dell’oggetto d’indagine, che dalla musica d’arte si estende ad altri generi, come la musica per i mass media, la musica d’aggregazione sociale, la musica d’intrattenimento.

 

Musica, estetica e politica nell’età contemporanea

Giornata di studi al Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna

6 dicembre 2023, ore 9-18

In collaborazione con Fondazione “Luigi Einaudi” onlus Torino

 

Con il patrocinio di

Comune di Bologna

Associazione culturale “Il Saggiatore musicale”

Società Italiana di Musicologia

 

Vai al programma completo.

#2 Gabriele Balbi, L’ultima ideologia

Giovedì 16 novembre è proseguita la rassegna di presentazioni di libri a cura di Athena Musica, con la collaborazione e il patrocinio del Quartiere Santo Stefano,

L’appuntamento è stato dedicato al volume di Gabriele Balbi, L’ultima ideologia. Breve storia della rivoluzione digitale, Bari, Laterza, 2022. L’autore ha dialogato con Francesco Genovesi, Leo Izzo, Lorenzo Morri. Ha condotto Stefano Lombardi Vallauri.

L’incontro si è tenuto nella Sala Casa dell’Angelo, in via San Mamolo 24.

#1 Paolo Gozza, Musica e sensibilità

Martedì 31 ottobre si è inaugurata una nuova iniziativa di Athena Musica: la rassegna di presentazioni di libri dal titolo Il discorso musicale.

Il primo appuntamento è stato dedicato alla monografia di Paolo Gozza, Musica e sensibilità. L’estetica musicale del Settecento, Torino, AUP, 2022. Hanno dialogato con l’autore i Professori Adrea Gatti e Antonio Serravezza.

L’incontro si è tenuto nella Sala Prof. Marco Biagi, nel Complesso del Baraccano, in via Santo Stefano 119.

L’iniziativa segna l’inizio di una preziosa collaborazione con il Quartiere Santo Stefano, che è ente patrocinatore.

Nuova recensione: La musica di Dante

Copertina Musica Dante 1

La musica di Dante, a cura di Davide Fara, Roma, Aracne, 2023.

Contributi di Elena Abramov – Van Rijk, Chiara Bertoglio, Gino Casagrande, Anne-Gaëlle Cuif, Davide Fara, Fabrizio Festa, Nicolò Magnani, Giorgio Monari, Massimo Seriacopi, Carlo Vitali.

«Inestimabili i guasti culturali prodotti nell’ultimo secolo dalle celebrazioni centenarie di Dante». Così Carlo Vitali, indicando chiaramente la via che Davide Fara ha voluto intraprendere nel raccogliere questa silloge. Liberarsi dalla “maledizione dei centenari” (è ancora il corrosivo Vitali) era il primo passo per poter parlare di un tema, quello della musica nell’opera dantesca, certamente molto studiato, ma che ancora merita approfondimenti, riservando sempre nuove scoperte. Che Fara abbia voluto raccogliere intorno a questo tema studiosi di diversa provenienza ed esperienza dice già che l’obiettivo non era quello di fornire un approccio monolitico all’oggetto. Al contrario, questa raccolta di saggi offre al lettore una varietà di punti di vista che non solo dovrebbero incuriosirlo, spingendolo magari a proseguire un suo cammino, ma anche una pluralità di prospettive – sia musicologiche, sia linguistiche, sia estetiche – tale da metter in luce quella che probabilmente è la ragione fondamentale che ci spinge tuttora a studiare l’opera dantesca, inseguendo peraltro l’impossibile obiettivo di ascoltarla nella sua meravigliosa, originale sonorità. Nell’affrontare la relazione tra musica e poesia, Dante trova una sua specifica modalità interpretativa e performativa, nella quale le sonorità della lingua e la composizione del verso sono il frutto di un mirabile bilanciamento fra l’esigenza di colui che ascolta e l’urgenza di colui che scrive (l’autore stesso). È proprio Fara, nel suo saggio significativamente intitolato Per lo sonar de le parole, ad evidenziare la ricchezza “sonora” dei rapporti tra musica e poesia in Dante, ricchezza che non si ferma alla mera elaborazione teorica, ma che viene praticata tanto nel cesello dei singoli versi quanto nella composizione (sostantivo che qui intendiamo in senso principalmente musicale) dell’opera. A ribadire che questa sia una delle possibili chiavi di lettura di questa raccolta ecco prima il contributo di Nicolò Magnani (con una significativa accentuazione sulle questioni dello stile); poi quello di Chiara Bertoglio, censimento utilissimo dei passi sonori e musicali riscontrabili nella Commedia, che parte da una presa d’atto altrettanto importante: il termine musica “è sorprendentemente assente in tutti i cento Canti”. E questo nonostante nella Commedia siano davvero numerosi i passi che fanno esplicito riferimento alla musica e al suono e nonostante le invocazioni ad Apollo e alle Muse, che Dante inserisce programmaticamente nella sua opera maggiore, prima fra tutte quella posta all’inizio del Paradiso, col chiaro richiamo alla vicenda di Marsia. Da una medesima istanza lessicale prendono avvio anche i saggi di Gino Casagrande (lo spunto è il termine organo) e di Giorgio Monari (qui è la parola sinfonia a segnare il punto di partenza), estendendosi poi, però, in territori differenti, massimamente storico-musicologici (direzione nella quale si muove anche il saggio di Elena Abramov-van Rijk), e quindi approdando in rive diverse rispetto all’analisi offerta dalla Bertoglio. Ancora una volta, comunque, emerge la consapevolezza che la musica non sia vista come un supporto alla poesia, ma faccia parte integrante della necessità del versificare, consapevolezza che più volte viene riscontrata anche negli altri saggi di questa silloge e che significativamente i diversi autori individuano non solo nel Dante della sua opera maggiore, ma anche nella comparazione con le altre opere dantesche, poetiche e no. Una comparazione che procede intrecciandosi con la ricostruzione dei riferimenti teorico-musicali e filosofici, quelli che Dante elabora e rielabora strutturando così una sua summa, nella quale unisce le arti del Trivio e del Quadrivio in una potente e tutt’oggi affascinante cosmologia. La complessa metabolizzazione del concetto di armonia, quella che osserviamo nei secoli che precedono la maturazione della filosofia dantesca, quell’intenso e luminoso medioevo che segue alla dissoluzione dell’Impero Romano d’Occidente, traspare nell’intrecciarsi tra suono e parola, così come Dante lo realizza. Tema ricorrente in quella teoria musicale era il rapporto tra musica e matematica. Matematica, ovvero, per esser chiari: geometria, non aritmetica. Geometria intesa come studio dei rapporti tra grandezze e tra le parti e il tutto. Di conseguenza, ecco che la geometria della composizione e la dimensione sonora della parola pesano quanto gli strumenti della retorica, della metrica e quanto la necessità di dar voce, per l’appunto, ad una visione del mondo. Che la musica sia intesa in questa raccolta di saggi non solo dal punto di vista della sua vocazione strumentale e della sua attuazione sonora, ma anche in quanto scienza (una scienza nel passato organica ad una filosofia della natura ideologicamente olistica) lo dimostra anche il contributo di Anne-Gaëlle Cuif, che ne esplora la dimensione terapeutica. Una dimensione che in quella concezione olistica del mondo e della vita era inseparabile dalle altre. Dante «iscrive [la musica] in una pratica retorico-poetica, liturgica e trascendentale, che interviene come una medicina non solo per l’intelletto “infermo” o per la “malizia d’animo” …, ma anche come un rimedio per l’espressione dell’ineffabilità estatica». In estrema sintesi, la silloge curata da Fara, grazie proprio alla pluralità delle voci e degli itinerari, approda ad una solida coerenza di risultati, che a loro volta dischiudono al lettore orizzonti tutti da esplorare.

Fabrizio Festa