Passioni e musica nel pensiero moderno (Recensione)

Il 13 giugno 2012 l’Università degli Studi di Milano ha ospitato una giornata di studi di argomento filosofico-musicale che ha coinvolto attivamente alcuni membri di Athena Musica (Paolo Gozza, Maria Semi e Sonia Ghidoni). Come risulta dal titolo stesso della giornata, Passioni e musica nel pensiero moderno. I filosofi e la scienza dei suoni, i partecipanti all’incontro – docenti, ricercatori, assegnisti e dottorandi afferenti a diversi settori disciplinari e provenienti da vari atenei italiani – si ponevano un duplice obiettivo: in primo luogo, ridiscutere criticamente il problema antico delle passioni musicali e il suo significato attuale; in seconda istanza, riaprire l’analisi storica sugli sviluppi di tale problema nel periodo compreso tra il XVII e il XVIII secolo.

Il primo aspetto, più strettamente teorico e metodologico, è emerso specialmente nella fase iniziale, inauguarata da un’introduzione generale di Emilio Sala. Oltre a proporre un’originale sintesi del trattamento delle passioni nella produzione operistica e strumentale del Sei-Settecento, Sala ha sottolineato l’esigenza di integrare il punto di vista storico-musicologico con l’analisi estetologica e storico-filosofica, con l’obiettivo di fornire un saldo apparato esplicativo alla descrizione positiva dei fatti musicali. L’eredità degli spunti offerti da Sala è stata subito raccolta e sviluppata da Paolo Gozza, che ha proposto un’ampia premessa metodologica vertente non solo sul tema specifico della giornata, ma anche e soprattutto sul significato culturale della ricerca comune e interdisciplinare sulla Storia: il passato è infatti il luogo lontano della diversità, ma costituisce allo stesso tempo uno specchio e un punto di vista critico sul presente.

I veri e propri interventi sul tema (Sonia Ghidoni: Musica e passioni dell’anima. L’esitazione di Descartes; Maria Semi: La musica come strumento d’indagine dell’uomo nella Gran Bretagna del secolo XVIII; Paolo Gozza: Il normale e il patologico: la musica nel “Neveu de Rameau” di Diderot) hanno isolato alcuni momenti significativi della storia della filosofia della musica moderna per costruire un piccolo mosaico di teorie idealmente dialoganti tra loro. L’imperfetto razionalismo di un Descartes musico, esitante nella spiegazione delle passioni musicali (Ghidoni), ha gettato i primi semi del progetto ideale che legava le tre relazioni: la collocazione della musica su un confine instabile, quello tra ragioni dell’intelletto e ragioni della sensibilità. Il carattere doppiamente liminare del tema delle passioni musicali (estrinsecamente musicale e filosofico; instrinsecamente conteso da una tradizione razionalista e una empirista) è apparso ancora più evidente nel pensiero degli illuministi britannici, concentrati sulla modalità operativa di funzionamento della mente di fronte al fenomeno: l’analisi degli scritti di Lord Kames e Daniel Webb (Semi) ha mostrato così l’efficacia della riflessione filosofico-musicale nella costruzione di una scienza generale dell’uomo. La radicalizzazione psicologica della tensione tra ragione e passioni, infine, è risultata propriamente esplosiva nell’interpretazione storico-critica del Nipote di Rameau (Gozza), in cui il trattamento diderotiano del tema dell’espressione musicale rivela ai lettori una natura umana folle e ombrosa, assai lontana dall’adamantina purezza delle norme del logos.

La tavola rotonda del pomeriggio (Emilio Sala, Carlo Serra, Davide Verga), affidata all’attento coordinamento di Bianca De Mario, si è aperta con un confronto dialettico sugli interventi della mattina per allargarsi a una discussione generale sullo stato attuale della disciplina e sulla sua collocazione all’interno del sapere accademico e non. La portata metodologica dell’intenso e appassionato dibattito ha coinvolto la messa in discussione del ruolo e dell’identità stessa dello studioso, sempre più spesso schiacciato dal peso dello specialismo.

In conclusione, l’obiettivo inizialmente prefissato di mettere a frutto uno sforzo comune non solo ai fini dell’indagine storica ma anche in vista di un ripensamento del significato della ricerca stessa può dirsi, credo, tendenzialmente raggiunto.

 Sonia Ghidoni